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La replica del Presidente Gigli al Direttore de La Croce, Mario Adinolfi   versione testuale

Caro Direttore,

ho letto con qualche malessere l’articolo di Brienza, apparso su La Croce di venerdì 28 Ottobre. Ho letto invece con vero disappunto la pubblicità che ne è stata fatta sui social dal Direttore responsabile del quotidiano online.

L’articolo di Giuseppe Brienza parlava infatti di presunte ambiguità del sottoscritto a proposito della campagna referendaria, mentre l’annuncio che lei ne ha fatto riassumeva l’articolo, senza alcuna ambiguità, nel modo seguente: “Perché il presidente del Movimento per la Vita, on. Gigli, fa prevalere i suoi interessi partitici di sostenitore del governo Renzi facendo campagna per il sì al referendum? Davvero i cattolici in politica sono destinati ormai ad essere solo variabili dipendenti di interessi coalizionali su cui non incidono, in cui i ‘valori sono qualcosa da cui tenersi lontani, perché divisivi’, come dice Stefano Lorenzetto?”.

Evito di commentare, eccetto che per il titolo, l’articolo di Brienza, limitandomi a dire che trovo molto strumentale l’uso che egli fa delle parole del Papa, passando continuamente da un piano all’altro e mettendo sullo stesso piano questioni di natura diversa.

Riguardo al post, con il quale lei lo ha annunciato come il pezzo ghiotto del n. 400 de La Croce, mi permetta invece di dirle che non ha reso un buon servizio alla verità, a meno che non sia tra coloro per i quali il fine (delegittimazione di chi evidentemente è visto come presunto avversario) giustifica i mezzi (la menzogna).

La invito pertanto, ai sensi della legge sulla stampa, a pubblicare questa mia rettifica o a dimostrare in quali circostanze il sottoscritto abbia partecipato alla campagna per il Sì o abbia comunque aderito a qualsivoglia comitato referendario. In assenza di esaustiva rettifica, sarò costretto a chiedergliene conto, essendo stufo di essere colpito alle spalle da ‘fuoco amico’, da un modo di sparare cioè che sarebbe meglio dirigere verso altri bersagli, ma che in certi ambienti sembra essere ormai diventato lo sport preferito.

Quanto alla mia dipendenza dagli interessi coalizionali o all’ambiguità a cui faceva riferimento il titolo di Brienza, faccio sommessamente notare che il sottoscritto è stato uno dei soli 26 deputati di tutti i partiti che hanno votato contro l’approvazione del divorzio breve; che non ho votato la legge sulla buona scuola, spiegando in dichiarazione di voto che dissentivo dal comma con cui si apriva all’indottrinamento gender; che insieme ad ai colleghi Sberna e Pagano siamo stati i soli tre deputati di maggioranza a non aver votato la fiducia al governo per la legge sulle unioni civili; che nelle Commissioni riunite Esteri e Affari Costituzionali sono stato il solo deputato di maggioranza e di opposizione a votare contro la risoluzione sulla cooperazione internazionale che  impegnava il governo a finanziare i piani sulla cosiddetta salute riproduttiva nei paesi in via di sviluppo,  ricevendo anche gli apprezzamenti del suo giornale, che mi definì come “l’ultimo dei mohicani”; che sono numerose le proposte di legge e le interrogazioni, interpellanze e mozioni con le quali ho riaffermato i valori della vita e della famiglia.

Evidentemente l’ambiguità attribuitami non è quella di tenermi lontano dai valori divisivi, ma forse quella di non aver schierato il Movimento per la Vita nella campagna per il no al referendum, portata avanti anche dal suo giornale. Se così è, le comunico che è un’ambiguità che rivendico. Molte sono le mie riserve su una riforma costituzionale che avrei preferito diversa, in particolare riguardo a composizione e modalità di elezione del Senato e a rapporto tra stato e regioni. Essendo un convinto proporzionalista, dissento anche sulla bontà della nuova legge elettorale. Sono infine allarmato dal combinato-disposto delle due leggi, per l’abnorme premio di maggioranza che ridurrebbe ancora di più il peso del parlamento rispetto a quello del governo.

Ciò detto, però, sono ugualmente convinto che entrambe le leggi non siano dogma di fede, ma siano per loro natura opinabili e possano essere oggetto di valutazioni politiche divergenti.

Il Movimento per Vita, dunque non scenderà in campo. A qualcuno potrà dispiacere, ma in mancanza di un impatto diretto del referendum sui temi della vita e della famiglia, che per statuto ci appartengono, mancherebbe qualunque giustificazione per scelte che, esse sì, sarebbero divisive.

Se invece l’ambiguità fosse nel non essere antirenziano, posso assicurarla che essa dipende solo dal fatto che il campo antirenziano è composto da forze politiche che sui temi della vita e della famiglia sono in larga parte ben peggiori dell’attuale governo, per quanto insoddisfacenti e dannose siano state le scelte di esso in tema unioni civili e di gender a scuola.

Infine, se l’ambiguità fosse perché si ritiene che comunque destra è bello e sinistra no, le dico senza ambiguità che si tratta di categorie che ritengo superate e con cui mi sento a disagio. Anzitutto perché vita e famiglia non passano solo attraverso la bioetica (maggiore sintonia con la destra), ma anche attraverso le politiche sociali (maggiore sintonia con la sinistra), ma anche perché i nemici della vita e della famiglia possono essere purtroppo individuati trasversalmente in tutto lo schieramento politico.

Un cordiale saluto e l’augurio di buon lavoro.


Gian Luigi Gigli
Deputato, Presidente del Movimento per la Vita Italiano