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Eterologa, la Consulta non sa che pesci prendere e rimanda il deposito della sentenza (27mag2014)   versione testuale

 

È stato rinviato al 9 giugno il deposito, che era atteso dalla settimana scorsa, della sentenza con la quale la Corte Costituzionale il 9 aprile ha dichiarato illegitti­mi quattro commi della leg­ge 40 eliminando il divieto di fecondazione eterologa. Quel giorno la Consulta a­veva reso noto solo il dispo­sitivo del verdetto, ma mol­to attese  erano le motiva­zioni che avevano spinto i giudici a propendere dopo una lunga discussione per l’eliminazione del veto a una pratica assai controversa per i suoi rilevanti profili eti­ci e antropologici. Nei gior­ni scorsi i giudici hanno e­saminato il testo della sen­tenza scritta dal relatore Giuseppe Tesauro, ma anzi­ché renderla nota – come  e­ra nei pronostici – hanno de­ciso di prendersi ancora tempo per approfondire il te­sto. Dalle argomentazioni che produrrà la Corte di­pendono infatti le modalità con le quali sarà possibili ac­cedere alla fecondazione ar­tificiale con uno o entrambi i gameti di persone esterne alla coppia. E se c’è chi spin­ge perché venga lasciata mano libera ai centri nei quali si pratica la procrea­zione assistita, altre voci in­sistono nel ricordare che gli interrogativi aperti dalla sen­tenza di aprile sono ta­li e tanti da imporre un in­tervento normativo da parte del Parlamento (si pensi so­lo alla figura del 'donatore' di gameti). C’è anche chi ri­tiene che la sentenza possa aprire la strada alla fecon­dazione assistita per le cop­pie dello stesso sesso e i single, anche se la legge 40 dice che possono acceder­vi solo maggiorenni di ses­so diverso e prevede il di­vieto di commercializzazio­ne dei gameti e l’anonimato del donatore o della dona­trice. Il segnale che giunge dalla Corte è dunque di con­sapevolezza della serietà di questi e altri nodi.