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La proposta di legge che presenta il Movimento per la vita e che è appoggiata in modo trasversale da diverse forze politiche non intende soltanto riprendere una iniziativa lanciata nel 1995 e celebrare il 20° anniversario della Convenzione sui diritti del fanciullo, come già esposto nella Relazione. Essa intende intervenire anche su una emergenza di grande attualità: tutti i giorni si discute dell’aborto chimico effettuato mediante il preparato denominato Ru486 e gran parte del dibattito si incentra sugli asseriti vantaggi e asseriti danni per la donna nonché sui rischi di banalizzazione dell’aborto che porterebbe alle ultime conseguenze una distorta interpretazione della legge 194.

Al fondo di tutte le discussioni vi è, però, quella più radicale e decisiva: il concepito è o no un essere umano a pieno titolo ed ha una dignità uguale a quella di ogni altro essere umano? Il problema della interpretazione della legge 194 viene dopo la risposta che si da a questa domanda. La legge 194 può non essere in contraddizione con l’affermazione della piena umanità del concepito se essa viene applicata non ignorando che nell’aborto le vittime sono due, non solo la madre ma anche il figlio.

Una seconda emergenza esige una risposta alta del Parlamento. La legge 40 sulla fecondazione artificiale subisce continui attacchi soprattutto perché non consente la selezione di embrioni. Occorre ribadire con forza senza occuparsi dei dettagli, che anche se concepito in provetta l’embrione è un essere umano a pieno titolo. Questo è l’unico argomento di quanti sostengono la validità della legge 40. E’ opportuno perciò rendere ancora più esplicito e generale il principio già stabilito nell’articolo 1 della legge, in modo da evitare interpretazioni giudiziarie ed applicazioni pratiche che dimenticano questo principio basilare