Cerca nel sito
 Home Page  Documentazione  Famiglia  Omofobia. La grande truffa 
Omofobia. La grande truffa   versione testuale

La legge approvata dalla Camera ed ora in attesa al Senato è una legge inutile che non aggiunge alcuna tutela a quelle esistenti ma che crea nuove discriminazioni. La verità è che la legge ha lo scopo di fare da battistrada a provvedimenti più interessanti per le lobbi gay come il matrimonio e l’adozione. Ma soprattutto serve a scardinare il diritto di famiglia esistente e di affermare il relativismo assoluto come criterio sociale ed etico

 

La Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge dal titolo: Disposizioni in materia di contrasto dell'omofobia e della transfobia.

Ma un'emergenza omofobia nel nostro Paese non esiste. Nonostante ciò, ad occupare il primo posto nella scala delle priorità della politica e del Parlamento non è la crisi economica ed istituzionale, non sono i problemi del lavoro, dei disoccupati e degli esodati, delle imprese che chiudono, della salute dei cittadini. No, il problema dei problemi è l’omofobia.

La legge anti-omofobia è una legge inutile, perché i mezzi di tutela nei confronti degli eventuali abusi subiti dalle persone omosessuali sono già ampiamente previsti dal nostro ordinamento giuridico.

È pertanto inopportuno e infondato giuridicamente proteggere con leggi speciali solo una categoria di cittadini. E’ significativa la domanda posta da Piero Ostellino, in un editoriale pubblicato dal Corriere della Sera: «Non riesco a capire perché picchiare un omosessuale sarebbe un’aggravante, mentre picchiare me — che sono “solo” un essere umano senza particolari, selettive e distintive, qualificazioni sessuali — sarebbe meno grave. Picchiare qualcuno è un reato. Punto, basta e dovrebbe bastare».

Appare, tuttavia, necessario rilevare che la legge anti-omofobia ha un chiaro obiettivo: quello di porre le basi pedagogiche e rieducative per decostruire i pilastri della convivenza sociale, attraverso un mutamento della struttura sociale in modo del tutto artificiale, che prevede, tra l’altro, l’abolizione dal nostro ordinamento giuridico, dei termini padre, madre, marito e moglie, com’è già avvenuto in Spagna e in Francia e di cui anche in Italia si avvertono i segnali.

Nondimeno, rileva notare, che alla base di questo processo culturale e giuridico in atto in vari Paesi occidentali e, ora anche in Italia, vi è l’ideologia del gender, che è il nuovo pilastro attorno al quale si sta tentando di rimodellare non solo la disciplina del matrimonio e della famiglia, ma anche quella dell’adozione, della fecondazione e dei programmi educativi, introducendo anche una sorta di neo-lingua giuridica (progenitore A e B in luogo di padre e madre; gestazione per altri in luogo di utero in affitto; ovodonazione in luogo di vendita di ovuli femminili, etc.).

In tale ottica, le normative anti-omofobia hanno avuto, negli altri Paesi, una duplice funzione: quella di mettere, per un verso, definitivamente fuori gioco la prospettiva di un diritto di famiglia ancorato al dato naturale e, per altro, di introdurre il divieto di discriminazione inteso non come tutela da comportamenti persecutori, bensì come diritto di tutti a tutto ovvero, per riprendere slogan recenti, come un matrimonio e un figlio per tutti.

La legge anti-omofobia, dunque, è parte integrante di una strategia, che ha come obiettivo finale l’inserimento, in modo articolato, nell’ordinamento giuridico italiano, del matrimonio tra persone omosessuali e l’estensione, a questi, del diritto di adozione di minori. E’ il primo step, come ha affermato, tra l’altro, Ivan Scalfarotto, esponente del Pd e relatore alla Camera della legge antiomofobia, che intervistato il 26 agosto 2013 da L’Espresso, alla domanda “questo dibattito non allontana quello sui matrimoni gay”? lui risponde: “lo precede. Perché sono due cose diverse. E l’una viene logicamente prima dell’altra”.

Pertanto, se il Parlamento italiano dovesse approvare definitivamente questa proposta di legge sarebbe messa in gioco la libertà di opinione, poiché una siffatta legge, così come formulata, non potrebbe non avere gravi ripercussioni sui diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla nostra Costituzione, tra cui il diritto alla libertà di pensiero (art.21) e alla libertà religiosa (art.19).

Se esprimere opinioni non «politicamente corrette», dunque, diventa un reato, la libertà religiosa e la stessa libertà di opinione sono in pericolo. Lo ha detto di recente Papa Francesco, citando il profetico romanzo Padrone del mondo dello scrittore britannico Robert Hugh Benson (1871-1914): quando il «pensiero debole» del relativismo diventa «pensiero unico» obbligatorio per legge, finisce la libertà e iniziano nuove forme di totalitarismo pericolose per tutti.

Chi, dunque, ha a cuore le sorti della nostra civiltà, non può sperare che siano altri ad impegnarsi a difesa dei presìdi su cui essa si fonda; non è giustificabile la logica del disimpegno. Sarà necessario che tutte le persone di buona volontà si uniscano per proporre in vari ambiti (dai mass media, alle piazze, alle scuole, alle università) la bellezza della famiglia, composta da un uomo e da una donna, come bene prezioso da custodire e da amare, propiziando, anche e opportunamente una sua difesa.

Giancarlo Cerrelli